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Visioni di un futuro distopico

Nella cinematografia contemporanea il carattere distopico è la chiave del successo di molti film, basti pensare a Mad Max, Waterworld, Matrix, Hunger Games, e come questi tanti altri. Cosa accomuna questi titoli dallo sfondo post-apocalittico dal punto di vista contenutistico? I risultati della scelleratezza delle scelte dell’uomo, che sta sfruttando questo pianeta come se continuasse ad indossare una vecchia maglia ormai bucata che chiede solo di diventare pezze per la polvere.
Il nostro stile di vita attuale sta utilizzando più risorse rispetto al reale fabbisogno, in un certo senso rubandole a chi verrà dopo di noi: un atteggiamento abbastanza egoistico in effetti.
Da anni ormai si parla di sostenibilità, ovvero l’espressione di un rapporto armonico tra sfruttamento delle risorse, sviluppo sociale e tecnologico e provvedimenti istituzionali ed economici al fine di un cambiamento in favore delle necessità umane. Ma cosa significa nella sfera del pratico questo termine? Bè sicuramente la sua declinazione è molteplice e raggruppa un insieme di comportamenti e provvedimenti che tutte le entità umane – che siano singoli individui, famiglie, intere società, governi o aziende – dovrebbero assumere in direzione di un maggiore rispetto verso il pianeta che ci ospita. Queste soluzioni sono sempre efficaci o possono comportare investimenti ingenti senza ottenere buoni riscontri? Lo sforzo e l’impegno sono ripagati da una serie di efficaci risultati? Cercheremo di capirlo tra gli articoli di questo mese, che guardano al problema con occhio critico, dando un’idea di cosa significhino i concetti di sostenibilità e sviluppo sostenibile, soffermandosi con particolare attenzione al territorio nazionale svizzero; ed ancor più nel particolare all’Università della Svizzera Italiana.
Quello che però c’è di sicuro è che qualcosa va fatto, ed anche con una certa urgenza. Bisognerebbe rivalutare le nostre abitudini ed essere più attenti anche a ciò che sta fuori le mura di casa nostra. Il rischio, altrimenti, è quello di lasciare ai nostri posteri un pianeta ferito mortalmente che ribellandosi realizzerebbe uno scenario che ai film distopici degli ultimi cinquant’anni farebbe solo una grande invidia.