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Se dovessimo pensare alle caratteristiche fondamentali che deve avere un rapper, le prime cose che ci verranno in mente saranno sicuramente la capacità di elaborare frasi in rima (per ovvia richiesta del genere), e quella di parlare in modo veloce. Uno dei virtuosismi più apprezzati nel mondo del rap, infatti, è il cosiddetto “extrabeat”, ovvero una tecnica che prevede la stesura di metriche vocali che verranno interpretate con una velocità molto elevata. Alcuni dei personaggi che spiccano per questa capacità sono ad esempio Eminem e Tech N9ne, nel panorama internazionale, e Fabri Fibra, Nitro e Salmo in quello italiano.
Questo tipo di tecnica sembrerebbe impossibile se a cimentarsene sia una persona che sfortunatamente abbia problemi logopedistici. A quanto pare è molto difficile, ma non impossibile.
Lo dimostra il giovanissimo Benjamin David Goldberg, in arte Token. Nato appena diciannove anni fa nella città di Salem, Massachussettes, all’astro nascente della scena hip hop americana è stato diagnosticato sin da piccolissimo un disturbo del linguaggio a causa del quale il suo cervello non sarebbe mai stato capace di elaborare perfettamente il linguaggio, specialmente le parole lunghe. Almeno secondo i medici.
Evidentemente la forza di volontà di Token è stata talmente forte da sconfiggere la montagna apparentemente invalicabile dei suoi problemi. Infatti, lavorando costantemente sulla scrittura tramite la redazione giornaliera di un diario personale, sembra che li abbia definitivamente superati. Su questo diario amava scrivere poesie, e sono probabilmente queste ultime che lo hanno introdotto alla stesura di testi rap. La sua avventura in questo mondo comincia davvero prestissimo, infatti circa all’età di dieci anni iniziava già a registrare le sue prime rime su basi elementari che si produceva da sé. Alcuni di questi brani li pubblicherà sul suo profilo Twitter. Il vero lavoro inizia però con l’assunzione del suo nome d’arte, Token appunto, e con la collaborazione con il suo amico Colin Mitchell in qualità di compositore. A quanto dice il giovane Goldberg, “Token ha il significato di ‘the only’, che sottolinea il sentimento di diversità”. I due compagni cominciano a registrare demo su CD ed a distribuirli in giro per i quartieri, e, per un colpo di fortuna, uno di questi finisce tra le mani del produttore Jon Glass (che frequentava lo stesso barbiere di Mitchell, dal quale quest’ultimo aveva lasciato alcune copie). Grazie alla frequentazione dello studio di Glass, ed ai suoi metodi “severi”, Token e Colin imparano molto sulla scrittura e la strutturazione dei brani. Ciò che ne deriva sono diverse pubblicazioni su YouTube e la registrazione – con relativo video – di un brano per il contest No Suckahs MCs. Questo video otterrà la bellezza di 115 mila visualizzazioni in un’ora, attualmente poco meno di 4 milioni.
Da segnalare sono sicuramente i brani “Doozy” ed “Excepition”, rispettivamente con circa 4,7 e 6,1 milioni di visualizzazioni YouTube.