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Intervista a Tobias Piller

Quando ha deciso di diventare giornalista?

Sin da piccolo. Scrivevo sul giornale della scuola, ma è stato più un allenamento, un modo per essere curioso. Non volevo fare lo scrittore, il letterato, ma m’interessava il senso della ricerca. Dopo il Crollo del Muro ero redattore a Francoforte e facevo turni di lavoro al newsdesk. Una settimana su tre era sempre libera per scrivere e quindi mi ero proposto di andare in Germania dell’Est per delle ricerche economiche e qualcuno ha pensato: “ah, quello va in mezzo al nulla e ci porta delle cose, allora può fare il corrispondente estero.” la differenza con l’Italia è che i giornali in Germania appartengono a editori puri, che hanno il problema di sopravvivere quando il mercato va giù, ma sono meno orientabili. E come la mettiamo con conflitto d’interessi, cosa molte evidente in Italia?

Lei è stato Presidente dell’Ass. Stampa Estera: cosa comporta questo incarico?

La Stampa Estera ha centosessanta corrispondenti a Roma e novanta a Milano. Come Presidente si deve cercare di tenere in vita le possibilità di lavoro nelle due sedi; poi bisogna fare incontri ed eventi dove i colleghi possano vedere direttamente le persone.

Lei non ha social network: come mai?

I social possono essere utili, ma non me ne occupo, perché il mio giornale ha già un sito (uno dei più visitati della Germania). I social sono pieni di fakenews, interessi e sbagli. Questo non vuol dire che non è interessante leggere opinioni, ma FB non rappresenta il giornale. Le notizie dei giornali sono valutate da esperti e sono messi assieme in modo che il lettore possa avere un quadro rappresentativo delle notizie.

Qual è la sua proporzione tra computer e uscite dall’ufficio?

Molti che stanno a casa ed escono poco; io invece riesco a viaggiare, vedere, domandare, ma d’altra parte sono uno che chiede numeri e statistiche. Trovare numeri e statistiche in Italia è una cosa ardua. In Germania non si può dire: “uno stipendio per tutti i cittadini”, senza aver fatto un calcolo di quanto costerebbe. Uno che fa una proposta senza numeri è una persona ridicola in Germania. In Italia può andare avanti ancora per molti anni.

Un tedesco su due consulta i siti online d’informazione: è tanto o poco?

Molti giornali online offrono una sbarra di pagamento. Non tutto è gratis, ma puoi comprare il pass e leggere le cose dietro alla sbarra. Si spende molto per stampare e trasportare il giornale e questo ha assottigliato ancora di più il numero dei lettori. D’altra parte, ci saranno sempre quei lettori che vogliono godersi il lusso del giornale cartaceo domenicale. Gli anziani leggono su carta, i giovani su Internet. Anche in Germania molte testate gonfiavano i numeri delle vendite per attirare più pubblicità, ma adesso, con meno pubblicità, i giornali hanno fatto una grande ristrutturazione (i giornali tedeschi costano di più di quelli italiani). La FAZ non è Bild: è un giornale d’élite. Tanti piccoli imprenditori, tanti avvocati, tanti professionisti lo leggono, perché è un’opinion maker.