Antonio Paolillo Antonio Paolillo  profile image

Invasioni aliene e tecnologie sconosciute agli umani, il quintetto USA che rivoluziona il metal estremo

Essendo passata da poco la festività che sancisce la fine del mese di ottobre e da sempre associata all’occulto ed a serate a pane e horror, rimarremo a tema Halloween presentando una band che, sia per il genere che per i contenuti proposti, possiamo collocarla in un contesto dell’orrore.
Sicuramente influenzati da una enorme cinematografia sul tema, i Rings of Saturn – come il nome ci suggerisce – sono tra i fondatori di un sottogenere del Death Metal rinominato Aliencore proprio per i contenuti incentrati sullo spazio, vita e tecnologia extraterrestre e invasioni aliene. Ciò che sicuramente li caratterizza, al di là delle tematiche, è la scelta di sonorità che appositamente ci teletrasportano in uno scenario al di fuori dei confini terrestri, grazie all’utilizzo di arpeggi molto veloci – che ricordano molto alcuni arpeggiatori elettronici – spesso e volentieri in tonalità maggiori, e la stravaganza di alcune scelte che lasciano sicuramente spiazzati (non è insolito infatti nei loro brani assistere ad intermezzi di chitarra classica, o di tastiere stile anni ’80, tra una sfuriata e l’altra).
Questa band originaria di Bay Area in California, è riuscita nella non facile missione di portare qualcosa di assolutamente nuovo in un genere musicale, quello appunto del Death Metal, che ormai aveva poche prospettive di innovazione, essendo già un prodotto di quasi quaranta anni fa. Infatti se da un lato band con il loro stesso grado di virtuosismo tecnico sono esistite ed esistono, dall’altro nessuno – almeno che io conosca nella mia seppur abbastanza buona conoscenza di questo genere musicale – ha mai portato un concetto così rivoluzionario, talvolta tendente alle produzioni in 8 bit per velocità e toni.
È chiaro che il loro ingresso nella scena musicale non è stato facilissimo a causa di un pubblico - già ristretto di suo a causa di un genere non proprio commerciale - che probabilmente non era pronto per loro, tranne pochi lungimiranti, e non ha apprezzato una stravaganza così accentuata. Nel giro di pochissimi anni però la storia è sicuramente cambiata: adesso i Rings of Saturn sono una tra le band che suscitano più curiosità tra i ragazzi che si approcciano al metal estremo, vantando contratti discografici con Unique Leader Records per il disco Lugal Ki En (2014) e con la major label mondiale Nuclear Blast Records per Untu Ulla (2017). Parliamo infatti di una band comunque abbastanza giovane nel panorama musicale, vedendo la sua nascita circa dieci anni fa e quattro dischi all’attivo.
«I will create a kingdom in my image, but to rebuild one must first destroy. Your destruction will be instantaneous» ecco uno spezzone abbastanza emblematico delle loro tematiche un po' in stile La Guerra dei Mondi di Spielberg, che li fanno rientrare in un contesto – come detto su – tendente all’horror, non disprezzando appunto immagini crude che farebbero invidia ai migliori sceneggiatori del settore.
La sostanza è che i Rings of Saturn sembrano giovani nerd appassionati di U.F.O. con doti musicali fuori dal comune che si riuniscono in una stanza ad immaginare l’estinzione umana per mano aliena con gli strumenti in braccio.