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Nell’immaginario collettivo spesso si pensa alla ricerca come un mondo fatto di provette, cavie e camici bianchi. Cos’è in realtà la ricerca, e quali sono i suoi ambiti?
La ricerca è un mondo molto variegato, in termini di tematiche, procedure ed obiettivi. A proposito di questi ultimi, essa differisce molto in relazione al suo obiettivo ed al suo ambito. Si fa ricerca in ogni ambito del sapere umano, ed i modi di lavorare sono diversissimi: il matematico lavora nel suo studio con carta e penna, l’immunologo invece lavora in laboratorio con cavie ed apparecchi; il letterato lavora maggiormente negli archivi alla ricerca di fonti. Noi abbiamo alcune immagini, come il dottore con il camice bianco o Einstein che pensa, ma questa è solo una piccola parte. La ricerca è oggi spesso un’attività collettiva e ne comprende diverse con le relative figure specifiche (tra le tante, lo statistico, il responsabile di laboratorio, chi si occupa di cercare fondi). In questo sistema ovviamente c’è una gerarchia: all’apice ci sono figure più “senior”, con maggiore esperienza, come i professori; poi ci sono figure più “junior” che fanno lavori specifici. Questo è il motivo per cui gli articoli molte volte portano numerose firme.

Se guardiamo alla ricerca come una grande macchina, possiamo pensare che il suo carburante siano i fondi che ne vengono destinati. Come si finanzia la ricerca?
Abbiamo due tipi di ricerca: pubblica e ricerca delle imprese. Quest’ultima è pagata dalle imprese stesse che cercano vantaggi per il loro business (come ad esempio le aziende farmaceutiche investono massicciamente nella ricerca di base per brevettare nuovi farmaci). La ricerca pubblica in Svizzera, è finanziata per due terzi dallo Stato, attraverso finanziamenti alle Università, e ricerca su progetto – ovvero finanziamenti da parte di enti per fare ricerca su un tema specifico. Ci sono anche investitori privati nella ricerca universitaria, che fanno una parte relativamente piccola nel volume di essa, tramite donazioni o contratti di mandato, specialmente in settori come il marketing e nelle scuole universitarie professionali.

Pensatori come Aristotele e Thomas Hobbes parlano del sentimento della “meraviglia” come il motore della ricerca. Esso spinge l’uomo a conoscere ciò che ancora non conosce. È ancora questo lo spirito del ricercatore o crede che sia diventato un lavoro come altri?
Credo che la curiosità verso qualcosa di nuovo resti il vero motore della ricerca, specialmente di quella pubblica, ed è sicuramente la parte che la distingue dalla produzione economica pura. Essa si traduce in una cosa fondamentale per il ricercatore che è la pubblicazione, la quale è valida solo se produce novità. Dopo tutto, però, la ricerca è un’attività umana e di conseguenza gli incentivi di tipo economico sono componenti importanti della carriera. Come ogni cosa nella vita, c’è una dimensione ideale ed una molto più pratica, ed in questo la ricerca non è tanto diversa dagli altri lavori, ma penso che il cercare qualcosa di nuovo è la cosa che rende specifica questa professione.

Cosa c’è nel cantiere della USI? E quali sono i progetti che vedranno la luce nel prossimo futuro?
Il cantiere della USI è sorprendentemente ricco dopo appena due decenni, e con alcune specializzazioni forti. Nell’ambito finanziario, ad esempio, si stanno studiando le questioni legate alla tecnofinanza (FinTech), come i bitcoin. All’IRB di Bellinzona ci sono importanti ricerche in immunologia, nelle quali si testano nuovi vaccini; all’Istituto di Oncologia si studiano gli impatti dei farmaci antitumorali. Questi erano soli pochi esempi, ma la ricerca è molto varia. Il settore in via di sviluppo è sicuramente quello legato alla formazione medica con l ‘avvio del master in medicina fra due anni, e quindi con il progressivo rafforzamento della ricerca in campo medico, di eccezionale rilevanza anche per la società.