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Giancarlo Dillena, fino al 2015 direttore del Corriere del Ticino per ben diciotto anni, ci parla delle Fake News partendo dalle radici di questo fenomeno che è tanto attuale quanto storico.
<<Se per Fake News si intendono quelle notizie puramente inventate e diffuse ad arte per confondere le acque, queste sono un fenomeno che ha sì ricevuto rilevanza molto maggiore nei tempi moderni, ma che è sempre esistito. Non bisogna dimenticare che appartengono alla grande famiglia della propaganda, della intossicazione (termine tecnico utilizzato dall’intelligence per "far credere al nemico ciò che voglio che creda"), e dei pettegolezzi.
Si dice che "la prima vittima della guerra sia la verità" perché ambo i contendenti cercano di dare un’immagine negativa dell’avversario caricaturandolo e inventando bufale su di esso. Ci sono esempi storici clamorosi di propaganda diffamatoria. Ma se prima la diffusione di notizie fasulle o ingigantite partiva dai soldati attorno al fuoco, dalle bettole o dalle anziane di paese al mercato, ed era un processo lento, oggi con il web è come se questi gruppi venissero messi davanti a dei microfoni ed una telecamera e venisse diffuso istantaneamente world wide ciò di cui parlano>>.
Ma come riconoscerle, e quindi, difendersi da esse?
<<Ci sono due gruppi nel grande pubblico: c’è chi è ricettivo, magari per paura, ignoranza o pregiudizio, e ci crede facilmente (specialmente adesso nell’epoca dei social networks); e chi invece parte da un atteggiamento critico, adottando (nei limiti del possibile) strumenti di ricerca delle fonti e valutando le informazioni ricevute con criteri di verosimiglianza e plausibilità; e chiedendosi anche a chi conviene questa informazione. Un proverbio francese recita: ricordati di diffidare! Secondo me questa è una buona regola negli affari, nei rapporti politici, ed anche nel mondo dell’informazione.
Un problema cruciale è quello delle ‘mezze verità’. Non c’è solo il bianco o il nero, ma anche una grande ‘zona grigia’ fatta da notizie che oscillano tra il vero ed il falso. Il pettegolezzo, ad esempio, le "voci che girano", si collocano in questa zona: qualora circoli una voce sulla diffusione di una epidemia, ad esempio, dare la notizia per vera rischia di creare panico (magari inutilmente), darla per falsa rischia invece di sottovalutare un problema che potrebbe rivelarsi reale. In questi casi diventa difficile riconoscere il grado di verità di una notizia. Nella maggior parte dei casi la notizia approssimativa, frutto di “voci”, anche se poco attendibile, viene lanciata per la fretta di anticipare le altre testate.
Quello delle Fake News è un fenomeno così sviluppato oggi che si è arrivati ad utilizzare questa tecnica anche in chiave comica, e questa può essere senza dubbio una contromossa brillante per diminuirne la credibilità.
In fondo, visto che non c’è mai nulla di nuovo sotto il sole, il problema di questo tipo di notizie è riassumibile nella favola della pastorella che, annoiandosi sulla sua collina, grida <<al lupo!>> senza che il lupo ci sia, e tutti accorrono per aiutarla scoprendo poi che il pericolo non c’è. Quando però i lupi arrivano sul serio, non viene più creduta e lei con il suo gregge vengono divorati. Il problema non è tanto la propaganda e l’inganno, perché sono sempre esistiti, ma questa euforia di comunicazione che ne enfatizza i lati perversi, ed ognuno per essere più letto ed avere più followers le spara più grosse. La conseguenza è che la gente perde progressivamente fiducia nei canali tradizionali di informazione. Ma restare senza informazione o aggrapparsi solo a quelle che “piacciono” (= assecondano i miei pregiudizi e le mie paure) non è una soluzione. Il rischio è che l’informazione seria diventi appannaggio di pochi, con mezzi finanziari e strumenti intellettuali adeguati. E questi ‘pochi’ avranno il potere effettivo, mentre la gente comune sarà semplicemente tagliata fuori. Ma anche questa è una storia già vista, in passato. E ripetutamente, ahimè>>