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La fotografia è un mezzo di comunicazione nato agli inizi del 1800 ma che ha visto fiorire il proprio potenziale di medium un secolo più tardi, fino a diventare oggigiorno lo strumento di comunicazione più efficace ed invasivo della nostra quotidianità. Il suo sviluppo tecnico e tecnologico ha aperto, nel novecento, al fiorire di aziende e industrie votate alla realizzazione e progettazione di strumenti fotografici. Tra queste alcune hanno saputo sopravvivere ed ergersi a colossi del mercato, altre hanno rovinosamente fallito nel tentativo di innovare il mercato.

Kodak, multinazionale americana tra le più vigorose aziende del settore fotografico nel 1900, non ha saputo cavalcare il successo e la fama del proprio prodotto ed operato, con la naturale conseguenza del fallimento, arrivato a cavallo del ventunesimo secolo. Quella di Kodak è una storia che ha attraversato un secolo di eventi, innovazioni ed evoluzioni e che racconta la vita di un’azienda, incapace di reinventarsi, ed il suo naturale declino.

Accademici, esperti e giornalisti concordano nel rintracciare tra i motivi del fallimento di Kodak non tanto un movente economico o manageriale, quanto più un problema sociale dovuto “all’incapacità di capire i propri clienti ”, unito al “mancato coraggio di innovare ”. Questi gli elementi che, opportunamente innescati, hanno prodotto il declino di una multinazionale da 8 miliardi di fatturato.
Kodak non ha saputo recepire ed interpretare “il processo di digitalizzazione dell’informazione che ha rivoluzionato il mondo dell’informazione ”, ed ha assistito inerme ai mutamenti tecnologici e sociali senza sapervi reagire. Quando il peso del cambiamento si è fatto incessante, Kodak ha dovuto reindirizzare il proprio operato ma, in questo, ha commesso un errore di valutazione: “Kodak non ha visto la rivoluzione in corso e quando era già troppo tardi ha commesso il secondo (e fatale) errore: ha frainteso il proprio business, credendosi un’azienda di rullini invece che per fotografi ”.

Il tentativo di ripresa, tardivo, non ha prodotto l’effetto sperato quanto al contrario ha appesantito ancor di più l’emergenza aziendale in corso: Kodak non ha intuito che il mercato fotografico analogico, da anni amministrato con successo, si avvicinava al declino. Kodak è stata incapace di interpretare il tempo in cui viveva, “non ha saputo prevedere che il futuro di questo settore era digitale, ed è stata spazzata via ”. Nonostante le invenzioni di Kodak abbiano precorso i tempi, in varie occasioni, queste non sono state mai frutto di una crescita costante: “verso la metà degli anni Settanta, per esempio, la società inventò la fotocamera digitale, ma non fu mai in grado di sfruttare commercialmente a dovere la propria invenzione ”, costringendosi a rincorrere il futuro. Kodak era una multinazionale in salute, di cui difficilmente si sarebbe diagnosticata una fine così drastica, ma “a svantaggiare Kodak è stato, fondamentalmente, il fatto di trovarsi in una situazione di monopolio in America che le ha dato una certa sensazione di sicurezza e l'ha resa meno dinamica, per cui si è mossa più lentamente e ha continuato a puntare più a lungo sulla sua tradizione della pellicola, pensando di vendere le digitali a basso costo e le pellicole a costi più alti. Ha pensato che la nuova classe media cinese avrebbe scelto la pellicola prima di passare al digitale, cosa che non è avvenuta”.