Antonio Paolillo Antonio Paolillo  profile image

Quinto anno di scuola superiore, aria spaesata, un po' spaventato. L’unica cosa che sa è quella di non sapere, anche se in questo caso si tratta della scelta che farà e non dell’essenza delle cose come nella domanda socratica. Questo è il profilo medio dei ragazzi che frequentano le fiere di orientamento universitario. Si fermano ai vari stand, fanno qualche distratta domanda generica e prendono centinaia di volantini di altrettante università che molto probabilmente non riguarderanno mai. Ovviamente l’indecisione fa da padrona, tranne per quei casi rarissimi nei quali sanno esattamente cosa faranno e dove andranno.
Insieme ai diplomandi, poi, ci sono anche i laureandi che decidono di guardarsi intorno alla ricerca di un percorso specialistico o di un percorso master che attiri la loro attenzione. Pochi anni in più, stessa indecisione.
In questo clima da punto interrogativo collettivo chi fa orientamento ha l’importantissimo compito di chiarire i vari dubbi, capire se alla base delle domande c’è un vero interesse o un semplice “vediamo questo qui cosa dice”, e soprattutto riuscire a far aprire nella testa dei ragazzi un senso di prospettiva, un progetto in cui credere, un percorso da seguire. L’orientatore non dev’essere solo un abile mercante capace di vendere il percorso di studi che rappresenta, ma anche un consigliere, una guida che tutela sia i ragazzi che il suo istituto da possibili delusioni e che invece è lì per cercare qualcuno che possa far bene.
Da questa situazione di indecisione ci siamo passati tutti, chi più e chi meno, e tante volte ci capita anche di ripensare a ciò che abbiamo scelto, talvolta felicemente, talvolta tristemente. È un periodo molto importante nella vita di ognuno perché è quello nel quale non ci sono più trucchi di magia, le carte vanno messe sul tavolo, e si deve prendere una decisione che condizionerà tutto il resto della nostra vita. Il margine di errore è bassissimo perché il tempo è tiranno, e la correzione di un errore porta via tempo, energie, e di conseguenza opportunità. Insomma una decisione pesante per le gracili spalle di un poco più che diciottenne. Per questo è importante che quelle spalle vengano sorrette dalla famiglia, dai professori, e dagli orientatori, i quali piuttosto che infittire i dubbi dovrebbero contribuire a schiarirli.
Altrettanto difficile è la scelta dei già laureati che cercano una formazione specialistica o che, poco soddisfatti della precedente scelta, vogliono esplorare nuovi mondi in cerca di qualcosa che finalmente possa permetter loro di esprimere tutto il potenziale. Quindi, stessa disciplina al master o disciplina diversa? Bella domanda. Anche in questo caso la decisione va presa con molta cura, perché mai come in quel momento si è vicini al mondo reale, al mondo del lavoro, che certo non ci fa la cortesia di aspettare che ci sentiamo sicuri al 100%.
Alla luce di questo è molto importante che le università investano molto sull’orientamento, perché dei ragazzi più convinti e con prospettive lungimiranti saranno ottimi professionisti un domani, che porteranno alto lo stendardo dell’università che hanno frequentato. Non è solo importante a livello universitario, ma anche a livello sociale e psicologico.
Una società fatta di persone soddisfatte è una società che ha un grande margine di crescita, e il primo passo per la soddisfazione si fa il primo giorno di università.