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Quattro storie riguardanti l’USI, ma una sola è vera: quale pensi che sia?
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Circolano diverse curiosità riguardo l’Università della Svizzera italiana. Sapresti dire quale tra queste quattro notizie è vera? Metti “like” alla pagina Facebook dell’Universo e scrivi tramite messaggio privato quale ritieni sia la risposta corretta: il primo – o la prima – a indovinare si aggiudicherà un buono per un pasto presso la mensa del campus di Lugano!

L’ex obitorio
Come forse molti sapranno, il campus dell’Università della Svizzera italiana sorge su quello che un tempo era il vecchio Ospedale Civico della Città di Lugano. Alcuni degli edifici in cui oggi gli studenti studiano, pranzano e trascorrono la loro quotidianità, sono gli stessi in cui una volta trascorrevano le loro giornate i pazienti dell’ospedale. Fra questi, vi è anche la biblioteca dove studiano ogni giorno decine e decine di ragazzi: chissà se si sentirebbero ancora a loro agio a lavorare tra quelle mura, se sapessero che un tempo in quell’edificio sorgeva l’obitorio dell’ospedale! Infatti, il palazzo della biblioteca, si trova esattamente dove molti anni fa venivano depositati diversi cadaveri ogni giorno. Inquietante?

L’albero della conoscenza
Tutti gli studenti dell’Università della Svizzera italiana conosceranno bene l’Aula Magna del campus di Lugano, sede di molti esami nonché di diversi eventi. Ebbene, la particolare architettura di questo edificio non è dovuta a una semplice scelta estetica: si tratterebbe infatti di una rappresentazione di un albero della conoscenza. I pannelli in cemento nel piazzale antistante l’ingresso sarebbero i rami, mentre le radici sprofonderebbero nel sottosuolo, proprio dove si trova l’Aula Magna vera e propria – infatti, dall’accesso è necessario scendere al livello inferiore per entrarvi.
Se siete uno dei numerosi studenti che sosterranno uno o più esami in quest’edificio durante le prossime sessioni, sentitevi ispirati: in un certo senso, voi siete la linfa di questo albero della conoscenza!
 
Il fantasma dell’USI
Durante una sessione invernale, un gruppo di amici si era trovato in università verso sera, per ripetere insieme i contenuti dell’esame del giorno dopo. Fra di loro vi era una ragazza che, non riuscendo a concentrarsi per le troppe chiacchiere e risate, decise di spostarsi al terzo piano dell’edificio per ripassare da sola in tutta tranquillità. Mentre camminava lungo il corridoio ripetendo a voce alta, sentì un rumore provenire dal bagno delle ragazze. Si avvicinò, aprì la porta con cautela e vide che i rubinetti del bagno si erano improvvisamente aperti. Spaventata e tremante li richiuse, ma non fece in tempo a uscire dal bagno che l’acqua riprese misteriosamente a scorrere da sola. La ragazza scappò via spaventatissima e raggiunse i suoi amici, che la presero per pazza. Ancora oggi nessuno sa cosa accadde di preciso quella notte.

Psicologia del colore all’USI
Secondo diversi studi, i colori possono influire sulla psiche degli esseri umani a tal punto da influenzarne le emozioni. È proprio a queste ricerche che si è rifatta l’Università della Svizzera italiana per concepire diversi spazi del campus, tra cui l’aula studio presente nell’edificio principale di Lugano. Conosciuta tra gli studenti USI come “Green Room” (Aula Verde, ndr), questo spazio deve il suo nome ai banchi, per l’appunto di colore verde. La ragione di questa scelta non è tuttavia dovuta al caso: molti studi hanno infatti provato che il verde – il colore della natura per eccellenza, basti pensare a boschi, foreste e prati – è in grado di trasmettere calma e dunque di aiutare a concentrarsi. Quale miglior colore quindi per l’aula studio?

Federica Serrao e Luca Calderara